Covid-19: l'occasione persa per l'Italia

Covid-19: l'occasione persa per l'Italia

La Commissione Europea aveva proposto al Governo italiano di realizzare a Bagnoli (NA) un Centro per la prevenzione dei grandi rischi: in arrivo ci sarebbero stati fondi, iniezioni all’ indotto economico e lavorativo del territorio, la possibile leadership internazionale in un tema strategico per la geopolitica del futuro. La risposta? Nessuna: perchè in un anno all’UE, una risposta, non è mai arrivata.

Questa è la prima parte dell’intervista ad Andrea Renda (CEPS – Centre for European Policy Studies). Tra le altre cose, Renda ha contribuito a stendere insieme ad altri esperti di fama internazionale il piano italiano per l’intelligenza artificiale ma questo argomento meriterebbe un articolo a parte (ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere).

La ‘notizia’ è questa: tempo fa la Commissione Europea ha proposto all’Italia di realizzare a Bagnoli (NA) un Centro per la prevenzione dei grandi rischi: in arrivo ci sarebbero stati fondi, iniezioni all’indotto economico e lavorativo del territorio, la possibile leadership internazionale in un tema strategico per la geopolitica del futuro. La risposta? Nessuna: in un anno all’UE non è mai arrivata una risposta.

Del senno di poi son piene le fosse, certo. Ma cosa sarebbe cambiato, oggi, nella gestione italiana dell’epidemia da Coronavirus? Lecito quantomeno supporre che il nostro Paese avrebbe potuto giocare un ruolo primario nello sviluppo di un modello europeo di gestione del rischio, ambire a spostare il baricentro delle decisioni, dettare legge, insomma.

Sin qui, il mio pensiero. Ora la parola passa ad Andrea Renda.

Ufficialmente questa cosa non è mai stata pubblicata ma quello che è successo è che la Commissione Europea ha da qualche tempo, nell’ ottica di sviluppare le proprie competenze tecnologiche, di supercomputer, di A.I. (Artificial Intelligence) immaginato che questa nuova dotazione in Europa possa poi essere utilizzata proprio per rafforzare le nostre difese per far fronte ai grandi rischi e l’idea era proprio quella di creare un Centro per la prevenzione dei grandi rischi e da quello che so io il sito individuato per un centro di questo tipo era il sito dell’ex Nato a Bagnoli. Un Paese (l’Italia, ndr.) che effettivamente ha molto bisogno di difendersi dai grandi rischi come abbiamo visto negli ultimi anni. L’Italia avrebbe potuto giovarsi di risorse ingenti da parte europea e spostare in un’area diciamo ‘non particolarmente fiorente’ una serie di attività e un’attenzione della ricerca scientifica che avrebbero determinato un volano per l’economia abbastanza significativo.

A quanto ne so, il Governo non è stato particolarmente sensibile e ricettivo di fronte a una richiesta di questo tipo, magari adesso lo saremo un po’ di più. Ho l’impressione che di questa cosa se ne stia parlando molto poco nelle nostre istituzioni oggi, anche in questi specifici giorni per motivi comprensibili”.

Parliamo del Conte uno?

“Parliamo di un anno fa ma anche fino a pochi mesi fa, l’era pre-Coronavirus diciamo. E’ un dialogo che Bruxelles ha provato ad attivare ma che non è riuscita mai a portare avanti in maniera significativa. Oggi è tutto fermo, sia a Roma sia a Bruxelles da questo punto di vista”.

Quale degli altri Paesi UE sarebbe sufficientemente skillato per ospitare questo centro?

“Tutti i grandi Paesi europei lo sono. Naturalmente la Germania, la Francia, anche la Spagna che ha un supercomputer molto importante a Barcellona, Paesi come l’Olanda che hanno comunque queste capacità tecnologiche notevoli, un po’ meno Paesi come l’Estonia o la Finlandia un pochino più deboli dal punto di vista delle infrastrutture. E’ chiaro che la concorrenza esiste ed è forte perché poi significa attrarre ricercatori, conoscenza, start up, innovazione, infrastrutture. Tutti ora sono fermi per il Coronavirus ma prima o poi il nostro Paese dovrebbe iniziare a sviluppare una qualche forma di lungimiranza da questo punto di vista, perché se no finiamo con l’essere tagliati fuori dalle grandi scelte anche rispetto a dove collocare le Agenzie europee. Tra un paio di mesi occuparsi di un centro per la previsione dei grandi rischi potrebbe essere ancora più importante di quanto non lo fosse prima del Coronavirus. Non ti sarà sfuggito come nella riunione dei Capi di Stato di ieri (due giorni fa – ndr) si sia iniziato a parlare di un Centro per la gestione delle crisi a livello europeo. Vediamo se questa proposta verrà portata avanti”.

Che dire? Speriamo.

Ph. by Janine Galeon – licensed under CC BY-NC 4.0